La relazione con il femminile

La relazione con il femminile è sicuramente un aspetto della vita dell’essere umano, indipendentemente dal proprio genere e orientamento.

 

Da un certo punto di vista la femminilità è parte di ognuno di noi, del mondo e del come ci si sta, e quindi -con alcune fluttuazioni– ci confrontiamo periodicamente con questo aspetto.

 

Questo tratto ci fornisce alcune indicazioni, ci dà la via, ci dà la relazione, l’equilibrio che possiamo avere anche attraverso il sentire.

 

Ma cosa si intende per equilibrio con il femminile e perché questo è importante?

 

Per prima cosa è utile partire dalla definizione di che cosa vuol dire “femminile”.

 

Rispetto al punto di vista che stiamo adottando (che rimane comunque parziale) è un’atmosfera che si crea, è uno stato d’animo che, in un certo senso, ci porta ad essere in contatto non solo con noi stessi, ma anche con le nostre radici.

 

Con la terra che ci sostiene passo dopo passo, con lo stare nel mondo in maniera consapevole.

 

Ed è proprio da qui che si crea un movimento che connette la femminilità (non per forza in maniera categorizzante) a ciò che si sente, a ciò che si prova, portandoci a riconoscere aspetti che aprono dei mondi (diversi dalle cristallizzazioni create dal semplice voler “definire”).

 

E cosa si intende per aprire mondi?

Cosa vuol dire questo rispetto all’esperienza di tutti i giorni?

 

Significa che ci sono dei momenti in cui è come se avvenisse una piccola e impercettibile illuminazione, come se si venisse “indicati” attraverso una sorta di intuizione di verità, a percorrere una certa strada.

 

E questo non può che avvenire grazie a una totale apertura, che è tipica della caratteristica accogliente del punto di vista dell’attesa, del sapere accogliere (non di genere, ma di moto emotivo), della metafora che ci si porta dietro attraverso l’apertura verso l’altro, che molto spesso è sconosciuto, e che quindi vive grazie allo spazio che si crea, ad uno spazio predisposto adatto, quasi adottivo.

 

Sapendo che ci può essere quasi sempre una lievissima forzatura nel volersi spendere per l’altro.

 

E in tutto ciò dove sta “l’altro spazio” per il dubbio?


Dove sta lo spazio che mette in relazione il femminile con il maschile?

 

In generale, in un altro modo di sentire.

 

Esiste, come sempre, una consapevolezza nelle cose, che è presente nella natura, e che è interdipendente dalla stessa presenza dell’essere umano, ma che – da un altro punto di vista – vive in maniera autonoma.

Il senso naturale, il senso degli elementi naturali vive in quanto tale, vive anche al di là del tempo stesso, in quanto si annulla in un ciclico ripetersi, rigenerarsi, morire e rigenerarsi ancora, e così via…

 

È un ciclo effettivamente infinito che non per forza deve essere interrotto, perché non è ininterrompibile.

 

È sempre stato così dall’inizio dei tempi e sempre così sarà.

 

Quello che più importa, alla fine, è come noi questo lo riconosciamo, come noi ci rapportiamo a quest’immensità che ci circonda e ci contraddistingue al tempo stesso.

 

È già parte di noi in un gioco di sfumature che si può far finta di non vedere, ma è sempre presente e, da un certo punto di vista, sembra non esserci mai.

 

Ad esempio, quando facciamo finta di nasconderlo, più che altro a noi stessi.

 

E allora, visto che molto spesso si confonde (o paragona) il femminile con la luna, con la parte oscura, con la parte più ampia che la stessa natura mostra:

che cosa davvero possiamo fare per renderci consapevoli fino in fondo di che cosa voglia dire la relazione con il femminile?

 

Sicuramente andare al di là degli stereotipi di genere, da una parte e dall’altra.

 

Intendere la parola stessa che si utilizza (che da un certo punto di vista è anche scorretta), questo “femminile”, come sinonimo di naturale, armonico, in connessione.

 

A partire da lì si può aprire una sorta di equilibrio bilanciato tra quello che crediamo di sapere, quello che crediamo di conoscere e che ci contraddistingue nella vita di tutti i giorni, anche in maniera superficiale, con tutto ciò che superficiale non è, con tutto ciò che è nascosto, oscuro, inquieto, tutto ciò che ci definisce come un’altra parte di sé che fa vivere – a sua volta – la duplicità della vita.

 

E questo è veramente coerente col concetto di yin, che non è per forza separato, nel significato originario, dallo yang, perché sono la stessa cosa.

 

È come se noi stessimo in equilibrio tra questi due poli e dovessimo imparare ad attingere da uno e dall’altro, venendo – allo stesso tempo – formati e costituiti da entrambi.

 

Quindi sono qualità che si possono attivare, ma che allo stesso tempo ci contraddistinguono in maniera incarnata, realmente, a un livello ancora più profondo di quello che può essere il semplice aspetto corporeo o di intuizione identitaria.

 

E allora perché oggi è così importante la relazione con il femminile?

 

Da un certo punto di vista è davvero fondamentale perché va recuperata l’essenza dell’ascolto e della presenza in maniera incondizionata.

 

Va recuperato l’accoglienza, al di là del giudizio di merito, al di là delle categorizzazioni.

 

E l’accoglienza parte dalla scelta verso sé stessi, da una scelta di presenza, di silenzio, da un certo punto di vista misterioso che si connette molto bene, e che avvicina tantissimo, la qualità del femminile alla qualità del sacro.

 

Riuscire a essere, in un certo senso, separati da sé, attingendo allo stesso tempo a questa qualità di presenza, di apertura e cogliere anche la bellezza dello spazio che si crea all’interno di questa accoglienza, che non è voluta, non è intenzionata, non è desiderata, ma è semplicemente presente e quindi si rivela, si disvela per quello che è, senza forzature, senza strappi.

 

E ciò che c’è già, e non è necessario giudicarlo o categorizzare questo.

 

E questo riferimento come si coniuga con le fasi di una nuova generazione e con le fasi di sviluppo della vita?

 

Sarebbe fin troppo facile paragonare in maniera asettica l’età dell’infanzia con lo stato appena descritto.

 

Ma in realtà, da un particolare punto di vista, potrebbe anche essere corretto se ci riferissimo all’unione col mondo che co-costruisce e co-definisce l’essere umano.

 

E, a sua volta, l’essere umano che si fa mondo e che permette al mondo di esistere grazie alla sua presenza.

 

Questo forse è sì un’intuizione di verità, che lega il primo sviluppo, la prima età di vita, con un’intuizione di femminilità o comunque di presenza attiva nel mondo, ma anche una qualità molto diversa perché travalica l’età dell’uomo e crea uno stato adulto.

 

Crea quella che potremmo definire una consistenza ontologica.

 

Una consistenza in quanto struttura della materia e, allo stesso tempo, co-esistenza – che esiste allo stesso tempo – rispetto a chi vive attraverso questa qualità.

 

Metaforicamente è come se fosse una sorta di storia vissuta attraverso uno stormo di uccelli che si muovono come un’unica grande nuvola che cambia colore, sfumature e che cambia le ombre di sè stessa stagliandosi all’interno del cielo.

 

E questa nuvola indistinta, a un certo punto, prende diverse forme attraverso i riflessi della luce del sole.

 

Ha la consapevolezza di essere un unicum, un unico grande ecosistema di elementi che si muovono liberi nel cielo.

 

Ma allo stesso tempo c’è un’individualità in questo.

 

Creare un qualcosa che vale di più della singola parte, ma che allo stesso tempo appartiene e definisce questo tutto.

Questa è una delle qualità che riguardano questa relazione tra sé, tra quello che può essere definito il “femminile naturale”, e ciò di cui ne fa parte – da un certo punto di vista – e che lo auto-definisce.

 

Come un elemento che può decidere se staccarsi o meno dallo stormo, e posarsi su un albero, una grande quercia.

 

E la luna che relazione ha con tutto ciò?

 

È una sorta di specchio.

 

Uno specchio di una faccia soltanto della luna, che non è mai possibile percepire per ciò che realmente è.

 

È un gioco in cui, all’interno dello stesso elemento, convivono luci e ombre.

 

Ci sono dei crateri scavati, provocati dai molti colpi della storia stessa della Luna.

 

E c’è una poesia totale.

 

C’è un abbandono rispetto al rapporto dell’essere umano, del mondo stesso, della Terra, rispetto alla Luna.

 

Qui la femminilità è la sostanza dello spazio che c’è tra guardare la Luna e la luna stessa.

 

È lo spazio che c’è nelle varie qualità e sfaccettature incondizionate della Luna stessa e tra tutto ciò che riguarda chi osserva questa luna.

 

Che è solo, ma non è solo.

 

Che è sul mondo, ma non è sul mondo.

 

Che è presente, ma è assente.

 

E accorgendosi di questo, con il cuore e con l’anima, con tutto ciò che riguarda la natura di un essere umano, ci si può aprire e si possono scoprire qualità che forse non si sapeva nemmeno di avere.